Quest’anno abbiamo affrontato il tema della legalità; oltre ai vari momenti di discussione, ci è stata data l’opportunità di incontrare diverse figure che si sono dovute confrontare con la giustizia, come Fiammetta Borsellino, che ci ha raccontato come sta portando avanti la lotta contro l’illegalità; il secondo incontro è stato con Lucia Annibali, che ci ha raccontato della sua esperienza, delle sue paure e di come stia ancora imparando a guarire, ma in particolare ci ha detto cosa ne pensa della Giustizia riparativa. Infatti la Giustizia riparativa – nuovo modello di giustizia che mira a riparare il danno causato da un reato attraverso il dialogo e il coinvolgimento della vittima, dell’autore del fatto e della comunità, favorendo responsabilizzazione, riconciliazione e ricostruzione delle relazioni – è utile perché fa capire come il dialogo possa far riflettere le persone che hanno commesso un reato, aiutarle a capire il loro errore. 
Un altro aspetto fondamentale riguarda le carceri, che non dovrebbero limitarsi a detenere e punire le persone, ma avere anche uno scopo educativo e rieducativo: aiutare i detenuti a comprendere i propri errori e a reinserirsi nella società. Proprio in questa direzione opera Ristretti Orizzonti, che offre ai carcerati attività di scrittura giornalistica e riflessione, aiutandoli a impiegare il tempo della detenzione in modo costruttivo e consapevole.


Nell’incontro conclusivo del progetto, abbiamo incontrato la redazione di Ristretti Orizzonti, grazie a cui abbiamo avuto la possibilità di ascoltare le storie delle persone detenute e comprendere come vivono la loro condizione e cosa manchi loro quotidianamente.  
Tutte le persone che hanno parlato hanno avuto un background diverso, hanno motivi diversi per cui si trovano in carcere. Durante i racconti mi sono rimaste impresse due frasi; la prima: “ …ero ossessionato dal far soldi”. Questa frase fa capire come, per alcune persone, il desiderio di aiutare economicamente i propri cari si possa trasformare in un’ossessione, portando a non tenere conto delle conseguenze di certe azioni. La seconda frase è: “Alle Superiori tutto è cambiato, ho trovato gente come me…”: questa frase viene dalla storia di un ragazzo che, essendo di nazionalità diversa, veniva lasciato solo dai ragazzi della sua età, e spiega che in quel momento è riuscito a trovare più persone come lui, che però l’hanno portato sulla cattiva strada. 
Dopo aver ascoltato le loro storie abbiamo avuto la possibilità di fare delle domande; ce ne sono state due che, in particolare, hanno aperto una bella riflessione sulla loro vita, cioè: cosa non potrebbe mancare, se si facesse un film sulla loro storia e cosa gli manca della vita fuori dal carcere. Le risposte che hanno dato a queste domande, soprattutto alla seconda, hanno un aspetto in comune, la mancanza degli affetti personali, la mancanza del poter fare il genitore, della famiglia, di stare in mezzo alla natura; piccole cose che per noi sembrano normali, a cui non diamo peso, ma che per loro sono elementi essenziali. Per la seconda domanda, le risposte sono state diverse: alcuni hanno detto che, in un ipotetico film sulla loro vita, vorrebbero mostrare ai propri familiari la realtà del carcere, vogliono mostrare la realtà di come si vive lì dentro. In conclusione, questo percorso sulla legalità mi ha aiutato a scoprire di più su un lato della vita che non avrei mai immaginato di riuscire ad approfondire, mi ha aiutato a capire di più sulla vita delle persone che sono in carcere e come riescano ad andare avanti nonostante tutta la sofferenza per le persone che gli stanno accanto, per i loro cari e per le vittime dei loro reati.